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SPADONE
DI FRANCESCO ALFIERI Maeftro d’Arme
DELL’ ILLVSTRISSIMA ACADEMIA DELIA IN PADOVA,
Doue fi moftra per via di Figure il maneggio,
e l’vlo di elfo.
/ Td rP D 0 Vtyi , per Sebajltano Sardi • AdlDC LI1I»
Co» Licenza dc’6upenori.
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TAVOLA DE' CAPITOLI
DELLO SPADONE.
DE Ho Spadone* fap. *
Dell'arte intorno adoperare con lo Spadone* CaP‘ 2
Dell'ufo, e deila Inngbefza.e del forte e debole dello Spadone ■ (fap- 3
Come fi porta il corpo , e i piedi > per incontrare il nimico , con lo Spado- ne* Cap. 4
Jl modo, cui fi deue tenere lo Spadone .caminando. Qap. $
Dell impugnare lo Spadone > e fermarfi in pofiura> per ajfalire il nimh co * fap 0
Del modo primiero di cominciare a maneggiar lo Spadone. Cap . 7
Jl guarda Tefta dello Spadone per dtfcnderfi in una firada ordina- ria . Cap. 8
Come fi dette in luogo fpatiofo fare le tre croci dì Spadone. cap 9
Del maneggio di punta , e taglio con lo Spadone. Cap. io
Delle tre croci di puma , e taglio di Spadone , Cap. 11
>$< 2 Del
Del Molinello > che fi fa con lo Spadone in croce. fap, jz
fonte fi maneggilo Spadone a Spalla Campagna. CaP‘ 1 3
fonte fi finge di taglio di Spadone per ingannare il nimico. fap. 14 Del pafio - e contrapafio con lo Spadone . fap. 1 $
Come fi dette maneggiare lo Spadone in 'vna firada larghifsima, fap. 1 6 Del modo di fare ia ìiifcta de mandritto > e riuerfo con lo Spadone fap. 1 7 Il modo che fi dette tenere con lo Spadone per fare il Molinello femplice , t doppio in <vna firada firetta . Cap. 1 8
fame fi dette operare con lo Spadone di mandritto > per difenderfi fi opra d’<vn Ponte da nimici . Cap. 1 9
Del modo > che fi dette tenere da corpo a corpo per difenderfi con lo Spa- done. Cap. 10
Jl fine della prefente Opera* Cap. 2 1
DELLO
H
DELLO SPADONE
DI FRANCESCO FER“ ALFIERI.
C&p. /•
♦
Cofa certa , che tra tutti gli cfcrcitìj ed arti humanament^__> elèrcitate noncne la più eccellente, nel più .'lluftre,ne la__* più vtile dell’arte della Miìitia , poi che con quella fi difendo- no i Regni , fi dilatano le Religioni , fi vendicano le ingiù» ditte, Se fi fiabililcc la pace, e felicità dt’popoli . Le antiche,e fa mole Re» pubhche, le quali ci feruiranno fempre d’elcmpio e di (limolo ad incarni* narfi per la via , che ci conduce alla felicità ornile , hebbero in tanto pie* gioia deftrezza.e agilità , che riputauano beati quelli, che p<ù forti, $ ^ più veloci de gli altri erano nelle loro (olennità giudicata f ceuano mo« fira di quei donische haueuano riceuuti dalla Natura.e aggranditi co l’ar- te » quelli elcrcitij (ono fiati communi ancora fin da’pnmi fiecoli alla Itali- ca Nationc» l’cfèrcitio dello Spadone fata commendato , imperochc in «fio li piede fi fa pronto » fi rende pieghcuole la vita, la mano acqui fta_#
foiza»
forza , e fi difciolgono le braccia»* fe riguardiamo alla fua origine , e chi fofse il primiero, che lo ponefse in vlò ed aggrandilb,» dice Saluffio, che folse nel regnar di Nino» poi nell’Aria Ciro , in Grecia i Lacedemoni, egli Ateniefi , e ri parie» à Romani , apprefso de’quali fuueuano publi- che Academie, nelle quali veniua da prcfefsori ammaeftrata la giouemu, onde non ericndo da dubitare della antichità » e marauigliori effetti dello Spadone, e chi perfettamente vuole ben maneggiarlo, è necelsario l’efer- citar ri nell’arte, che altramente non ad altro f erue , che ad intricare ed in» uiluppar le mani ,ilche non accade ad vnolperimentato, il quale venen- do contra il nimico, hauerà pronti i partiti » che riranno appropriati al calo» e fatto ardito dalla virtù, e l’accompagnarà con la vendetta. A quelli dunque ^che lènza altri difcorfi conolcono quella virtù , farà faci] im- prefa l’arriuare alla perfeteione, che fi deriderà , oiseruando però le Ict- tioni delle lèguenti Figure > le quali fanno peldè quelle particolarità, che difficilmente fi polsono dichiarare con le parole» & ira il fine dei prelènte dilcorlò di quell’arme »
DEL-
VELL' tA’BJ E INTORNO <ALll OP E%zA%B
con lo Spadone.
Cap . 11.
IN queft’arte fi confiderà la Teorica, e la Pratica} la Teorica è il modo, come noi dobbiamo operare con l’arrni in mano coltra il nimico > e come fi deue caminar co’piedi , e portare le braccia , e ancora làperc tira- te i colpi , che impariamo tn varie , e diuerfe maaiere,che feruono , e per offendere , e per difèndere , fi com’è ii dare de’dritti, e di rouerfi tondi, e fendenti, montanti, ftramazzoni, fgualembri ,fa£ /baragli , e ruote, mo- linelli » cambiamenti di corpo» e tirare punte , e tagli in varie , e diuerfe guide» e come portate , (lanciate , girate da vna patte, e l’altra dando, an- dando auanti , e ritirandofi , in molti modi >che Parte indegna, e con que- llo efercitio,e ifudio fi accrefce Pardire,per difenderfi da i popoli pie; i di fangue, litigio (ì, prontiafàrPingiurie^echi bensà valerli di queli’artifì- tios’arma dello spadone , può andare contri ogni arma nemica - per efi fcr cfso aliai auantaggtolo, e in ogni luogo Phuomo fi può difendere.
così in (Vada larga i c Uretra , come nelle piazze » e in campagna , che fi fo'se a (ss lico da rumici » e dauante > e di dietro Quello Nobile elercitio è molto frcquet tato nella mia Scuola da Signori Italiani , Polachi , Fran- teli ,& Aìenr ani e da altri rigvardmoli foggetti di druerle Nationi e ciò lo fanne per acquiflar la preti zz i » e fortificarli con il corpo > efarl’agi- Jita» e iaegliare l’ingegno addormentato per natura» però ogni lludiofo armige'o nelle occorenze fi può valere dell’eccellenza deli*arte> per di- fefa della vita e dellbonore » come mollriamccon i dilcoiH > e con_« le figure* che chiaramente infognano*
DEL-
1
VELL'VSO, E T> ELLtsf LVNGHE ZZeA, e del forte , e debole dello Spadone ,
{jAp» 111%
A Tuffo mio potere mi fono sforzato , che in queffo picciolo volume non fi trouicofà alcuna , che non fìa approbata dalla elperienza , ne (perienza,che non Oa accompagnata dalla ragionerei tanto lo (fu- dioloCaualiere vedrà per le feguenti figure la varietà de’hti , e poh- tute di corpo, e di piedi , e Spadone , e à iuoi luoghi (ì ddcorrerà (opra la natura di cialcuna, e gli effetti, che da loro pofsono nalcere, & i di- fcorfi faranno tali, che agettolmentc fi potrà comprendere quando fi a tempo valerfi hot deli’vna,& hor dell’altra ragione , e con chc_^ auantaggio, e modo fi debba andare contra il nimico^ncorche l’huo- mo.che habba (ctenza polsa andare come gli piace ,• perche trouan- dofi in qualunque modo farà nafeere buono effetto per la cognitione dell’arte , la quale è padrona di tutte le offe fe , e difele , porcando però lo Spadone in debito modo , e fecondo le mutationi,& occalioni date
A deli-
2
dalfaueifatio, fi hà da operare diuerfamentc, perche quello , che è buono per vn luogo, non vale nell’altro} la l'uà lama fi diuide in due parti , la prima vicino alla mano di tutte la più fòrte , e con la quale fi può difendere , e refiftere ad ogni gagliardiffimo colpo j la feconda^»» che fegue per alquanto più debole , ma nell’offendere è la principale fopra tutte ? non fòle di punta , ma di taglio» tal che e fio Spadone vie- ne ad efser compartito mezo in difendere , e mezo in offendere, e ìa fua lunghezza deuc efier tanto lungo quanto è vn huoinopropor-r lionato , ne grande» ne picciolo, elsa deue haueredoi fili taglienti», e deu’efier molto leggiero » per poter rofseruatorc di quell’arte , ti- rar i colpi dì tsgìio» e punta , con maggior velocità , « minor fatica ancora deue hauere buon fornimento , per alficurare lamanoiftru-s. mento principale d’operare fecondo la natura 9 e regola dell’arte «,
*
f[OME SI VOKTcsI IL COZJO, É ì HEDl ,
jpe r incontrare il nimico * col Spadone*
Cap» iy*
IL Corpo fi deue portare ben difpofio , è naturale Lenza forza 5 e drit- to con faccia allegra , di mòdo , che dopo mefsa mano allo Spadone fi pofsa andare contra il nimico , per pigliar qualche auàrttaggio, e. liberarli lènza alcun pericolo di reflare dal nemico ferito .
Volendo mouerfi il Caualiere per andare contra l’auerlàrio , deueco- minciare»e portare li piedi di pafso ordinario,come per appunto fipor- tano nel caulinare, fe bene con alquanta maggior prefteZZa di moro * & i palli più breui , non douendofi mai aggrandire elsa palso , fe non quando l’huomoèperfare ri fi Iten za contra il nimico» quando lui Viene per offendere 4 così folo» Come accompàgnato * e lùbito coruai preftezZa, che Ipefso è madre della fortuna chiuderli la lìrada, che
non polsa venire innanzi à ferirei Molti tengono opinione, che $
combàttendo fi debba mirare gli occhi del nimico» in che non lo, doug
A 2 fi
fi fondano, pofciathe non ho mai veduto , ne intefo , ne Ietto > che_* gli huomini fìano Bafihfchi > io dico, che noi dobbiamo mirare^ il luogo della pedona , che intendiamo d’offendere , e non altramen- te gli occhi ì l’ofseruatore di quell’arte può andare contra ogni forte di aima honefla . e per refi fiere contra tutte le mutationi dell’auerfario, fà di meflieri di aflituarc il corpo» e lo Spadone, in modo tale, che fi ha p»u forre dell’arme nimiche > però è necefsa» rio l’elser ricco di partiti , per andare à ferire il nimico lenza fermarli , come diremo à tuoi luoghi nelle feguent^ ligure.
$
jf L MODO , CV1 SI DEVE TENERE
lo Spadone camìnando .
Gap» V»
VEnendohora à trattare del modo del portare Io Spadone.il quale è vna arma molto vtiie , e tiene il nimico lontano, e non è foggec- to ad alcuna prohibitione ; è commune in ogni Prouincia , Se da ogni Prencipe è permefso , molti lo portano come gli piace, e lènza re- gola : ma perche fono diuerfe le maniere , fra le quali ne moftraremo fedamente vna per la megliore, nella quale fi confiderà il caminar de’ piedi , e moto del pafso » e difpofitione del corpo . Hora volendolo portare fenza noia, ne impedimento alcuno , così di notte , come di giorno , tanto lolo.come accompagnato da gli amici •
Lo Spadone fi deuc pigliare con la mano dritta come più nobile, e con_j> quella fi portarà nella mano finrfira , e con elsa s’impugnarà, ap- poggiandolo alhlklso braccio » come infegna la prefente figura.^,
l'tan-
ilando il Caualiere in quella poftura può continuate il viaggio, venendo alsalito da lolo à folo » o da moke genti » può fpe* dientemente fenza altro tempo con la mano delira- j. impugnare -, e sfoderare lo Spadone » c_„» valertene à quell’vfo , che dall’occafione fi richiede»
BEL-
B
DELI* 1 MVVGKkA\ LO SPcJVONE, e fermarfi in pofìura , per aflalire il nimico. Gap. Vi.
IN quefto diicorfo fi mollrarà , che molto più efficacemente infegnano le fieure.che non fanno 1 dilcorfi, perche il vedere dilègnate le porta, re , e le maniere > che fi deuono olìcruarc per imitarle leuando tutte le dubbiezze , che potefsero nafcerc dalla debolezza dell’opprcffiua . La feguente figura rapprefenta,come fi deue in vn tempo indiuifibil femiarfi nella poOura , e con feruarfi libero per poter affettare , a (salire fecondo al fuo beneplacito .
Volendo il Caualiere fare la prima lettionc,deue cominciare con i due ta- gli principali, ch’c vn mandritto,e vn riuerfo, e vengono portati,& in- ficine accompagnati dalla man dritta, e finirtra flungando il pafso.e il corpo, tirando i colpi,© bafso, ò alto, fecondo il fito, e ’l tempo; quelli due tagli fono tirati indifferentemente. e replicati più volte, il mandrit- to è tirato dalla parte dritta, e il riuerfo è tirato dalla mano finirtra , e chi ben andata e (aminando , e difeorrendo con l’intelletto trouarà fa- cilmente le ragioni di andare contra ogni vno , come ragionarono in vn luogo di vna,& bora in vn’altro dell’altra feguente Icttione .
DEL
* n
lo
DEL MODO PZJMlEUp T>r C®MlNCloé$j£
a maneggiar U Spadone»
Cap. FU.
Q Verta lcttione fi fa di tre tagli è degna d’efset ofseruata , fi pef lafottigliezzadeicolpi,eperIamaeftria, che ricerca nel giudi- ” care l’effetto della prefènte Figura , con la quale fi comincia il pa (saggio , e per cottfèguire quell’honore , che fi brama , deue il corpo efser alquanto piegato , e difpofto alla forza ; le braccia hanno da efser vnite , c con ambedue le mani tener fòrte in pugno Io Spadone» e mo- uendo il pafso naturale ma generalo formarà ad vn tempo il -primo colpo di mandritto j e’1 fecondo di riuerfo » e fi replica più volte li detti tagli» - Volgendo il Corpo ,e lo Spadone con le mani in giro, fopta del capo, e così fi và in tal modo continuando, tanto nell’andare innanzi » come nel ri- tornare à dietro, come piu efficacemente viene mortrato dalla portura*
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IL*
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B &
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IL GVvìRDtA TEST eA DELLO SPADONE per difenderCt in runa Brada ordinaria »
Gap. Fili.
LA prcfente Figura vi leruirà per riluegliamento di memoria cafo, cnc per lunghezza di tempo , c poco vlò i miei ricordi à viua voce datiui vi fofscro vlciti di mente . Hora vi moftrarò tutte le lettioni , che fono talmente ordinate , che l’vna è concatenata coll’altra j Qui impa- riamo,come fi tirano li tre tagli, facendo il guarda teda con lo Spadone, e ciò non folo ferue à moftrar la dilpofitione, e la deprezza di chi l’elserci- cita , ma può darfi il calò , che faccia di melherc il praticarlo nei combat- timento ; fi terrà dunque il braccio dirtelo , e dare vn giro dt tre man- dritti per fopra della tetta , & il limile fare con li riuerfi , fi deuono fin- gere lubito auanti fenza perdere tempo , fi voltarà le mani inficine di fe- conda, come fi vede dalla dimoftratione del diisegno , e coll’vnionc a dei piè deliro, e finiftto lì llungano li colpi, così auanti, cornea dietro* hauendo fempre riguardo alla giuftezza del palso , per isfuggire li fconci , che leuano il mento*
COME
14
Come si deve in lvogo sp^tioso
fare le tre croci de Spadone. Cap ■ IX.
LE preferiti Itttioni iono tutte prefe dal vero nell’< ccafioni delle que- ftioni, che per il piu (eccedono à fanguc caldo, fumo venuti al mo- do di fare le tre croci , per (eruirfenc nel tempo, che fi tolse da più perfo-
ne afsalito nelle piazze, o in fttade fpatiofe, e à far quello vi 11 richiede »
molto giudicio,peiò accompagnato con nfsolutione» ebrauura>come moftra Pantepofta Figura .
La pi ima croce si diuide con due tagli di mandritto, accompagnando- li co il pie dritto girando il corpo e lo spadone in giro, e ciafcheduno col- po fà il luo moto, tenendo il pie finiftro fermo in terra , e l’altro , che ca» mina col taglio due volte» è poi fermare il pie dritto ,c cominciare col pie finiftro mheme con due riuerfi » e finiti h due colpi fi torna a cominciare, come prima, col pie deliro, e fe ne pafsarìal fuco dntto>ctràdo li Ile Hi due madi itti, c finiti fi ferma il pie deliro, e’1 finiftso fi porta alla parte finora, e tirare li due riuerfi, e fi ritorna poi nel luogo (lcfio>doue si nà cominciato.
La feconda croce fi fa con tre tagli di mandritto »e con tre riuerfi , i mandritti fi accompagnano con il pie deliro, e i riuerfi con il pie Anidro,
gitan-
giràdo tre volte il corpo, e co lo Spadone, tencdofl però l'ordine (udett<£ La terza croce fi fà di quattro tagli» medefimamente e di riuerlb,replk est* quattro volte per parte , vna dauante , l’altra di dietro, e l’jftefio fifà ai la parte dei fianco deliro , e fini Uro, olìeruando la regola > che ha bòia- ano dimoftraro . col predetto difeorfo.
DEL MANEGGIO DI PF9fTc4, E TiAGUO
con lo Spadone- Cap, X.
SOno molte le vie, per le quali fi può andare rifoluramente lenza fer- marli contra 1! nimico, e a voler fir quello fa di mellieri hauer gran g, silicio. In quello luogo moftraremo la lettione di punta, e taglio,! mo- ti p- incipali fono i mandritti , e i nuerfi,con i quali lopra della cella fi for- mano,e fi ccmpiicono i tuoi giri con l’vnione del corpo» e de’piedfcomC nella propolla Figurali vede , fi comincia prima col man dritto e nel pat laggio del taglio vi s'accompagna il colpo della fioccata, e fi dillendi p auantccol paìso » e i’ifielso li fa diriuerlò ,cofi dall’vno, e l’altro lato, re- plicando più volte ìi pafsaggio con li tagli , e punte infieme , e fecondo il lito e l'occafione fi cominciarà nuouo giuoco» potendoli dalia nouità pi- gliar quel trattenimento» e quel diletto» che lentono gli amatoti delle virtù. PELLE
DELLE TRE CROCI Di PFNTod, E TAGLIO
dt Spùdùtic. Cupi XI.
IO temo di non efcer tcdiofo nel replicar le illelsc colè, e diuentar ofcuro nel tralafciarle j Hora venendoli mediami le Figure all’atto pratico di quanto li ragiona, ma portara però grandiflìma marauiglia, che nei difsegno l’vna li alfimiglia all’altra, quello no fà l’arte , ben che fieno li- mili nell’atto delle pollare , Tono però differenti à mollrare le fue attieni* La prefente Figura dimoftra vna belliffima inuentione,di fare le tre croci co le punte,e tagli, e perche da ciafcheduno polso elser intefo breuemen- tela dichiarare. La prima croce fi facon due tagli,e vna fioccata inficine* fi comincia,chcilpicfinillro ftia potato interra, fi principia con il pie de- liro tirando di mandritto, c con quello fi va girando à torno , e fi feguita fin che fieno finiti gli due tagli, e fòbico vi s’incatena la fioccata girando lo Spadone dietro le reni, e fi porta auantc il colpo vnito con la preflezza del palso, così fi deue fare con i due nuerfi , e con la fioccata infieme ac- compagnata con il pie finiftro , il medefimo fi farà dalla banda delira , e finiftra . La feconda croce è di tre tagli , e vna fioccata in giro, e fi ofser- uano le medefime circoftanze di pie , e di corpo , e di preltezza come di
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Copta, prima fi tirano col pie dritto tre tagli , e vna fioccata , & finito coti quello, fi comincia co il piefinifiro,efi fa l’iftelso , quello fi farà dauante^ e di dietro, e al fianco defiro,e finiftro, /partito in tre tempi , quelli fi fan- no col pie deliro, e coi fini (Irò . La terza croce fi fà di quattro tagli,*^*' vna fioccata Umilmente in giro,quefio fi fà dauante,e di dietro, e al fianJ co deliro, e finiftro, hor con vn piede fermo, e l’altro girando , finito con il dritto quello fi ferma, e fi moue il finiftro, e fi continua fino al fin*^, delle quattro mutationi, (opponendo fèmpre, che il tempo, il palso fia__# proportionato, fcnza il quale perde ogni fatica, e il merito, e non s’acqui- Ila altro, che biafimo.
DEL MOLINELLO , QtìE SI F<M COf? LO SPADONE
in Qroce* Gap. XI I.
TVtte lelettioni fono ordinate ; qui dobbiamo imparare di farei!
molinello in croce , ciò non lòlo lèrue à moftrar la difpofitìone » c la deftrezza di chi giuoca i fi deue dunque tenere il braccio dirtelo, come jncftra la leguentc Figura , e con tre montanti fi fa il palleggio dauante, e con il molinello fi volta lo Spadone , e il corpo infieme , e fi torna all»
irte (so luogo; i fimili montanti fi fanno ancora alla parte di dietro » e 3» fi continuano dal finitilo , e poi dal deliro lato , e raddoppiandoli à tuo piacere , e ben che il tutto fia per fé tic fio afiai chiaro, nulla dimeno diffi- cilmente fi potrebbe mettere in pratica fenza maetlro.
Qo ME SI M<A*NEGGl LO SPADONE a Spazza Campagna, Gap. XIII.
PEr fare la lettionc dello Spazza C ampagna, dopo hauer fatto più pafi faggi di mandritto , e riuerfi , cominciando dalla parte dritta fi fan» no le rotate de’cre patir con giro di mandritto^ con egual maetlria fi tor- na à portare gli riuetfi , alla parte fimtlra , e più volte fi raddoppiano fe- condo la moltitudine d’huomini , bifogna continuamente ftar in moto voltando il corpo , e lo Spadone hor in vn luogo , & hor nell’altro,come infègna la Figura , e nell’incontrareil nimico dobbiamo gouernarfi con- foimcricercaràl’occafione ,e’l luogo, perche in molte maniere fi pof fano guidare i palli dall’vna » e dall’altra parte, mettendoli in vnpafso ben regolato , e non refiarà di farfi conolccrc fpcrimcnuto in quello no- bile «ferrino.
•7 : '•
/•
(ome si Fìnge di taglio vi stradone
fcr ingannare il nimica Cap« XI r.
E Di grandi (lìmo auantàggio l’artifitio » aggiungendo > che è regoli À dell’arte, finger di tiglio, e ferir di taglio ; la Figura non hà bifo- gno di molte parole, moftra di dare vn riuer(b,e fenice di mandritto , fà atto di ferire di mandritto» e colpitóre di rìucrfo » fi potranno fare quei pafi- in quella lettione , che fi fono apprefi dal maeflro , i’huomo può andare auante , e in dietro tirando i colpi diflefi col nodo della mano , e foizi delle braccia , eco i paffi bene aggiuflati ; la Finta non è altro » che ingannare «che per le ftefso è odiofb ; Quello inganno, del quale io patio, non offende , ne la Giufiitia , ne la Fede , ma è vn precetto dell’arteper vincere fimpheemente l’inimico, ed è chiamato Finta»
DEL
26
DSL Pc ASSO, E CONT^PotSSO
€on lo Spadone»
Cap. xr.
IN quella Figura fi tiene le bràccia raccolte con lo Spadone per farei!
palso.e’l c5:rapalso, fi là giocare il corpo dall’vno,e l’altro iato, facen- do tre tagli di mandritto, e tre di riuerlo.canciando i piedi nel tempo,che fi fanno 1 tagli, portandoli in giro, e difendere i colpi auante , procuran- do con ogni giudicio di valerli della celerità , lenza (concertarli, e così re. (la prcuenuto l’auerlàrio.
Il fondamento principale in quella lettione è conolcere il lùo auan*» taggiojtrauci landò hor da vna banda, ed hora dall’altra , tirando dritti , e nuerfi * molti fono inimici della verità, e amano più le colè nuoue, ancor che ftrauaganti ; quello lo fanno per elser tenuti di grande Ipiricoe quali riformatoli di quell arte , e non conolcono , che tali ntrouamenti hanno tutti del ridicolo, e Inno pernitioli echi non li sa sfuggire , fa. ilmcntc._,» re Aa ingannato , Quello, ch’io vi inlegno/arà lempre apptouato da quel» li, che lanno. COME
;<
28
COME SI DEVE McA^EGGlc^^E LO SPviDONM in wm firada, grandifsima .
Cap. XVI .
NAfcono i pericoli quanto meno fi credono ; l’ardimento ci fi com« battere , ma la vittoria è propria della virtù , per difenderai ria .. ^li accidenti tanto in guerra , che in pacej volgendo lo Spadone verfo’i nimico, fi difporrà in buona guardia per re fi fiere ad ogni offefa. Per chia- rezza di quella lettione inoltriamo, come fi comincia con il palio natura- le, e fi moue tre palli alla parte delira ad allàlire l’auerlario, e con tre ? mandritti fi camina auante, e tre altre volte fi và alla parte finiftra con_* ere riuerfi , trauagliando il nimico in giro per acquifiar Ibpra di lui qual- che auantaggio , e dopo hauer fatti più pafsaggi , e d» mandritto , e di ri» Merlo, lccondo’1 bilbgno i e oltre di quello fi polsono fare molti capricci, voltate, emeze voltate, ed altri artifici j > che fono propri j ornamenti dell’arte.
DEL
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PEL MODO DI ¥vi\E LtA %l$ChA de mandritto , e riuerfo con lo Spadone*
Capi XVII*
✓"V Vetta lèguente Figura infogna il pafiaggio della lettone» ì bilcia, y j comincia di mandritto , e finifcc di mandritto con cinque patti , l’iftefio fi feguita di riuerfo , c fìnilce di riuerfo 9i mandritti fi fìinno col pie deliro, i riuerfi col pie finiftro, e quello fi replicarà più vol- te fecondo l’occafione , e Ih uomo fi può difender da molte genti litro- uandofi , o in flrada ttretta, ouero in vna firada larga » e folo col dillende- re il braccio» e la piegatura del corpo fi può giungere l’aucrfario : mai mouimenti vogliono efser velocilfimi tanto » di corpo » e Spadone s c * piedi , che fenza dubbio alcuno quella è kpmficura,e certa regola-*, che in cimento di tanta llima,nel qual fi tratta della vita , pofia qual fi fia per fona difenderli in ogni luogo .
/
Vi
SL MOVO, ST T>EVB TENERE LO SPADONE per fare il Molinello femplice , e doppio in *vn* firada fretta.
Gap. XV 11,
Slamo venuti al modo, come formar fi debbano t Molinelli co i mon- tanti di mandritti, e (ottomani; non è guardia , ne colpo da Scherma , che non venghi adattato all’arte dello Spadone > volendo far quefto,ch’è mio penfiero d’infegnare nella prelente Figura , lo Scolaro fi deue ritro- vare nel palsaggio del fianco deliro, o finiftro, e co montanti ò fottoma- m voltare io '•padone.c fare i! Molinello femplice, caminando fempre_* auante leguitando l’auerfario , e ritornare indietro, fe fi hauelse calca de’ ni mici. Nel Molinello doppio fi camina con l’iftcfia regola , ma più vol- le il coipo in giro accompagnandolo con li medelìmi montanti , e lotto mani ,così nell’andare innanzi come in die tro •, E tengo per fermo, che fiagrandilsimo auantaggio i’alsalire. Noi lalciamo i lunghi difeorfi alle perlone dotte , perche la noftra profelfione confi Ile più nell’operarc, che nelle parole i In quello rr odo, có io Spadone fi può andare contra vn’ar- ma d’afta, o picca,o alabarda, e vincerla, fi come ne hò fatto vede re l’effet lo in atto pratico più volte à diuetfi tempi alla prefenza di Signori » e Ptencipi grandi. COME
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[OMB Si DEVE 0PE%y4%B CON LO S Poi DQfiM
dì mandritto » e riuerfo » per difender fi fopm d,(vn Ponte da nimki.
Capt Ml£v
NEI maneggio dello Spadone par » che la dcfirezza » è agilità preua» glia alla forza, manifcllamcntc fi comprende nella nofirà Figura il difenderli fopra d’vn Ponte » così di mandritto, e riuerfo, cominciando col pie deliro , e lègujtaré poi con il finiliro, voltando il corpo , e’1 palso tre vòlte in giro scantinando auante, c tornare in dietro, molte Vóltc__* fecondo l’occalìonc caufata dai nimico , tanto da vna parte come dall’al- tra del Ponte*accompagnando femprc i colpi con il braccio > e con il pie» de.econ l’artifitio}Vi fi polsoho ancora fraporre alcune finte,ed altre j rrutanze, che feruono di ornamento alle lettioni , ed à inoltrare lo ipiri* to di chi le pratica *
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DEL MODO , QEfE Sì DEVE TENERE DcA CORfl I a corpo per difenderfi con lo Spadone . Cap. XX»
L'Arte confìtte à pofTedere tutto quello, che ricerca la maettria dello Scolaro di ben maneggiare lo Spadone contra vn’alcro , chehab* bia l’iftefsa arma,- contra l’altro deue vfare l’olseruatione della mifura_*5 e’1 tempo, e ancora inuettigare la natura , e qualità del gioco del nimico , e da quett’ofseruatione per il piu ne depende la perdita, e la vittoria.* . Volendo l’huomo cominciare il combattimento contra l’altro , primate deue fermarli in prclènza del nimico, e fecondo li fuonnouimcnti con_* animofìtà mouerfi, così in dietro , come auante , ouero affianco deliro, ò fìnittro » e auanzarlì , così l’vno come l’altro à poco à poco ; ìel’vno tira di mandritto, parare di mandritto, e ferire di riuerlò , e te tira di riuer(b,di- fenderli di riuerlb, e colpire di mandritto , e l’iftefso olseruare nel mon- tanto, e fòttomano , e così lì continoua fino, che l’vna.ò l’altra parte retti fodisfatta. Non m 'allungare à replicare quello, che ho più volte detto auante s II modo principale lo inlegna la prefente Figura, tracciatene molte, che fono Hate più per ottinatione di iapere ,che per am maettrare la giouentù. IL
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IL FINE VELL%A H?\ESBNT B OrEF^A.
Gap. XXL
SI raccoglie Io Spadone portandolo nella mano finiflra ? come trio» Ara la feguente Figura ; il disegno fatto da buon intagliatore, fe fot le accompagnato da chiunque fi diletta di tali efercitij, le mie opere ha- uercbbero più c edito, ed io farei ben Ipeisocon manco briga j Ecco le breui lettioni da me promclse , ecco il compendio , che da » fu nel principio accennato 5 non mi fono difufo nelle dichiarationi , per non haucr à ripetere molte vo!te l’ilteiso , confefso , la mia debolezza » ferirne) nulla dimeno di itimelo ad altro più intendente di ntrouar q iel- lo, ch’io non ho iàputo e dunoftiailo con quello itile, di cui non è capa- ce il mio ingegno ; c difficil cola tl piacere in quello iècolo fuogluto *, chi riguardai il mio animo trouarà ciò.che brama, ed io in tanto mi conoico» che l’huomo leggio è tempre discreto®
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